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Il Ministero dell'Ambiente prende parola sulle politiche energetiche.

Nell'ambito del dibattito "Forum QualEnergia?", organizzato dall'omonimo sito, il Ministro dell'Ambiente Gian Luca Galletti si è espresso sulle prossime mosse che l'Italia metterà in pratica nel contesto delle politiche energetiche.

Le prime dichiarazioni parlano di una presa di posizione forte e decisa. Il Ministero vuole infatti farsi carico delle politiche energetiche nel prossimo futuro, fino ad oggi in gestione del MISE. A tale richiesta, si aggiunge quella di creare una cabina di comando ad hoc, attraverso la quale gestire tutti i passi da compiere per raggiungere gli obiettivi europei, richiesti entro il 2030. Quest'unità operativa potrebbe anche prendersi cura della gestione del tanto famigerato ed agognato "Green Act", che Galletti chiama anche piano industriale per il Paese al 2030. Questo documento potrebbe finalmente essere redatto dal governo, ma solo dopo aver ratificato le normative europee sulla fiscalità energetica, ed aver studiato il documento finale in uscita dalla COP21. Le speranze di vedere il Green Act attivo sin dal primo semestre 2016 sono dunque bassissime. Secondo il Ministro, anche le politiche sulle rinnovabili andranno incontro a revisioni, cono nuove normative e nuovi incentivi dal 1° gennaio 2017, in modo da allinearsi agli obiettivi comunitari.

Parlando sempre degli obiettivi europei, Galletti si lascia scappare un'indiscrezione. Secondo lui, infatti, il governo potrebbe dare il suo consenso in un impegno europeo per il raggiungimento del 30-33% dell'efficienza energetica, superando l'attuale 27%. Tuttavia, su questo aspetto il governo Renzi appare bloccato su una posizione piuttosto conservatrice.

Fronte COP21. L'Italia parteciperà alla conferenza, insieme agli altri Paesi UE, con lo scopo di raggiungere un obiettivo globale (purtroppo non vincolante) sul rallentamento dell'aumento della temperatura globale, che non deve superare i 2°C entro fine secolo. L'obiettivo che i paesi UE devono invece raggiungere, e rendere vincolante, è la diminuzione del 40% delle emissioni rispetto a venticinque anni fa. Galletti aggiunge che l'Italia richiederà che nel documento finale venga inserito un obiettivo più ambizioso. Si chiederà infatti di attestare un aumento delle temperature non superiore ad 1,5°C. Purtroppo i dati globali raccolti finora, dimostrano che se gli impegni dei 163 Paesi non cambieranno, attestandosi sulle stime attuali, la temperatura salirà di ben 3°C.

Risulta invece ambiguo il discorso affrontato da Galletti sul vincolo riguardante la diminuzione delle emissioni. Da un lato afferma infatti che una politica del genere rappresenta una grande opportunità per le aziende, dall'altro invece giustifica la ricerca di idrocarburi e fossili, che verrà autorizzata ed effettuata sul nostro territorio e nei nostri mari. Questo perché l'Italia "è Paese che dipende dall’importazione di fonti fossili”. In realtà, la disponibilità italiana di gas e petrolio si attesta su un fabbisogno pari a, rispettivamente, 9 mesi e 3 anni. Inoltre, il petrolio ed il gas estratti dal nostro Paese sono destinati al mercato internazionale. 

Tirando le somme, l'intervento del Ministro Galletti a "Forum QualEnergia?" è apparso un po' fine a sé stesso, soprattutto perché non è stato in grado di spiegare ed illustrare quali saranno le prossime mosse dell'Italia in ambito energetico, lasciando molti dubbio sul futuro.

Proprio su quest'ultimo aspetto si fondano le critiche mosse da Kyoto Club e Legambiente, che accludono anche l'essere "anti-rinnovabili" dell'operato fin qui tenuto dal governo Galletti. Troppo favoritismo alle trivellazioni, basato soprattutto su interessi specifici, hanno frenato lo sviluppo dell'energia pulita, che invece potrebbe essere rilanciato dalla promozione dell'autoconsumo. Ma questo percorso è stato, purtroppo, tralasciato.

Bisognerebbe guardare a quanto di buono e innovativo è stato fatto in altri Paesi, sia in ambito energetico che sul fronte delle rinnovabili. Prendere spunto dal lavoro dei governi esteri può sicuramente aiutare l'Italia a stabilire un piano autentico e funzionante sul lungo termine, non più solo sul breve.

 

  • Per ogni punto percentuale in più di elettricità da rinnovabili il suo prezzo diminuisce di 2 €/MWh (Terna)