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COP21: Ecco il primo accordo internazionale sul clima.

Si è conclusa la COP21 di Parigi, il cui argomento erano il clima e l'ambiente. I leader mondiali coinvolti hanno raggiunto un risultato straordinario e mai visto prima: il primo accordo internazionale sul clima. Si tratta senza dubbio di una grande notizia, ma ci tocca frenare gli entusiasmi, perché si sarebbe potuto fare molto di più.

Il patto stipulato e firmato dai partecipanti è, come nel caso di Kyoto, un protocollo. Purtroppo però, anche in questo caso non si tratta di un obbligo vincolante. L'accordo è invece basato su una serie di impegni volontari presi dai 196 Paesi membri del UNFCCC. Perché il Protocollo entri in vigore, è necessario che 55 Paesi lo ratifichino, e questi Pesi devono, contestualmente, produrre il 55% delle emissioni globali. Si tratta dello stesso meccanismo messo in atto per Kyoto, e che allora richiese 8 anni prima di attivare il Protocollo. Speriamo bene. 

Una volta attivo, il Protocollo prevede un principio di responsabilità comune ma differenziata. In sostanza, ai Paesi in via di sviluppo (vedi Cina ed India per esempio) sarà permesso di muoversi con maggiore calma, a causa della loro recente industrializzazione. La COP21 ha stabilito anche un obiettivo a lungo termine, ed i partecipanti si impegneranno a mantenere l'aumento della temperatura globale "ben al di sotto dei 2° C", sperando di tenerla sotto gli 1,5° C. Per fare ciò, gli impegni per la riduzione delle emissioni saranno sottoposti a controlli ogni 5 anni, a partire dal 2023, in modo da poter aumentare l'ambizione. Sul piano dei finanziamenti climatici, il cui scopo sarebbe incentivare la diminuzione delle emissioni e prevenire i danii causati da cataclismi naturali nei Paesi poveri, il Protocollo prevede un piano di investimenti non superiore a 100 miliardi di dollari, da erogare tra il 2020 ed il 2026. In ogni caso, tale piano non rientra nella sezione vincolante del patto.

Il tema più delicato e complicato, sul quale si è dibattuto a lungo, è stato quello dei risarcimenti da elargire ai Paesi danneggiati dai cambiamenti climatici procurati dalle economie occidentali avanzate. La battaglia diplomatica che si è combattuta a tal proposito è stata il motivo per cui la COP21 si è chiusa giorno 12 e non giorno 11. Unione Europea e Stati Uniti hanno chiesto, ed ottenuto, che non venga attuato nessun sistema coercitivo per la richiesta di un indennizzo a loro carico, da parte dei Paesi danneggiati sopracitati. Questo è stato possibile perché vi è appunto la mancanza di un patto vincolante sul rispetto dei diritti umani, e di conseguenza il meccanismo che fu stabilito dalla COP di Varsavia sulle perdite ed i danni «non comporta o fornisce alcuna base per qualsiasi responsabilità o compensazione». Al medesimo meccanismo si richiede, sempre senza azioni vincolanti, di creare una task force che «sviluppi raccomandazioni per evitare, ridurre al minimo e affrontare» le migrazioni relative agli impatti negativi dei cambiamenti climatici. In tutto questo, si potrà tranquillamente continuare ad estrarre carbone, gas e petrolio dal sottosuolo, in quanto il Protocollo di Parigi non ha stabilito nessun termine sullo sfruttamento dei combustibili fossili, ma fissa l'impegno sul solo taglio delle emissioni. Di conseguenza, si è accettato il compromesso della neutralità climatica, e non quello delle emissioni zero. legato ad una totale decarbonizzazione, che tanta paura faceva alle industrie. Prova ne sia che non è stato redatto alcun termine vincolante nemmeno per la deforestazione zero.

Sulla base di quanto appena detto, salta subito agli occhi cosa poteva essere fatto, ma non è stato nemmeno preso in considerazione. Ed in effetti, il presidente della COP21, il Ministro degli Esteri francese Laurent Fabius, lo aveva detto anche piuttosto chiaramente: «Ovviamente nessuno potrà avere il 100% di quello che vuole. Quando 196 parti si mettono su una materia complessa, ciascuna chiede il 100% e molte possono ricevere lo zero per cento, per questo devono avere spirito di compromesso». Tutti quei Paesi che si sono seduti al tavolo col fiato del clima sul collo, quelli che speravano in un accordo globale ambizioso e vincolante, che potesse salvarli dall'ipotesi di essere spazzati via dai mutamenti dell'ambiente, hanno ottenuto esattamente lo 0% predetto da Fabius. Questi Paesi necessitavano di un trattato vincolante a livello globale, con un aumento massimo tollerabile della temperatura globale di 1,5 °C, unito ad un impegno per portare la produzione elettrica mondiale verso il 100% rinnovabile, con un conseguente spegnimento di tutti gli stabilimenti a base di combustibili fossili. Questo avrebbe dovuto portare allo stabilimento di una somma di almeno 100 miliardi di dollari (a partire dal 2020) per programmi di mitigazione e adattamento nei Paesi più a rischio. Senza dimenticare la nascita di un meccanismo che imponesse ai Paesi ricchi a risarcire i territori vulnerabili delle perdite e i danni irreversibili, provocati da cambiamenti climatici di cui l’Occidente è primo responsabile. Purtroppo, come abbiamo visto, l'Occidente ha pensato ancora una volta a preservare i propri interessi, e niente di tutto ciò è previsto nel testo del protocollo. 

  • Per ogni punto percentuale in più di elettricità da rinnovabili il suo prezzo diminuisce di 2 €/MWh (Terna)