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Spalma Incentivi fotovoltaico: ci si avvia alla stretta finale

La battaglia legale che si sta tenendo tra gli operatori nazionali del fotovoltaico ed lo Spalma Incentivi, voluto dal decreto Competitività, pare essere giunta finalmente ad un punto di svolta. Il TAR del Lazio ha infatti pubblicato nella Gazzetta Ufficiale un'ordinanza (fonte QualEnergia.it) con la quale solleva, davanti alla Corte Costituzionale, la questione di legittimità dell'articolo che prevede i tagli, l'art.26, comma 3, del decreto legge 91/2014 (appunto il decreto  'Competitività'), poi convertito dalla legge n. 116 dell’11 agosto 2014.

Dal momento in cui l'ordinanza è stata pubblicata, scatta il limite di 20 giorni entro i quali i ricorrenti dovranno dovranno costituirsi al giudizio della Corte, che procederà poi all'avvio dell'udienza, i cui tempi sono solitamente molto lunghi (dall'anno all'anno e mezzo).

Quali saranno i possibili esiti di questa battaglia? La Consulta costituzionale avrà il semplice obbligo di pronunciarsi sulla costituzionalità del decreto. Successivamente la palla tornerà al TAR del Lazio, che dovrà chiaramente adattare il suo giudizio a quello della Corte. Se il decreto Competitività dovesse apparire illegittimo agli occhi della Corte Costituzionale, l’art. 26 comma 3, verrebbe annullato e la relativa disciplina cesserebbe di avere efficacia con effetto retroattivo: gli operatori dovrebbero dunque essere rimborsati per le decurtazioni degli incentivi subite da gennaio 2015. Su questa soluzione però incombe il pericolo del precedente della Robin Tax, quando la Corte modulò la retroattività stabilendo che gli effetti della sentenza valgano solo per il futuro.

Ricordiamo che lo Spalma Incentivi prevedeva che, dal 1° gennaio 2015la tariffa incentivante per l’energia prodotta dagli impianti fotovoltaici di potenza superiore a 200 kWp avrebbe dovuto essere rimodulata, a scelta dell’operatore, sulla base di tre opzioni:

  • 1) un allungamento del periodo di incentivazione, con contestuale riduzione dell'incentivo;
  • 2) una rimodulazione della tariffa che prevede un primo periodo a incentivo ridotto e un secondo periodo con l'incentivo incrementato in ugual misura; 
  • 3) un taglio della tariffa secco dal 6 all'8% a seconda della taglia dell'impianto.
Quali aspetti potrebbero risultare incostituzionali? Secondo il TAR, ciò che va rivisto sarebbe la legittimità dell'art. 26, comma 3 del decreto 91/2014 (lo Spalma Incentivi) con riferimento agli artt. 3, 41, 42, 76, 97 e 117 della Costituzione e ai principi di ragionevolezza e uguaglianza.
Il decreto, infatti, "opererebbe n'illogica riduzione degli incentivi riconosciuti a investimenti già effettuati (aventi costi fissi e costanti e anzi con diminuzione della produttività dei pannelli)”, che andrebbe quindi a ledere la libertà d'impresa, che sappiamo essere tutelata dall'art. 41 della Costituzione, diventando così discriminatoria verso altri titolari d'azienda.

Vi terremo aggiornati sulle evoluzioni della situazione.

  • Per ogni punto percentuale in più di elettricità da rinnovabili il suo prezzo diminuisce di 2 €/MWh (Terna)