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Conto Energia Termico: Regioni contro MISE

Dopo l'attestato di prestazione energetica, il governo si è messo all'opera per varare una nuova versione del Conto Energia Termico, inerente i meccanismo di incentivazione per l'efficienza energetica e le energie rinnovabili termiche per interventi di piccola dimensione. L'intervento appariva necessario, dato che dei 700 milioni previsti dal precedente provvedimento ne sono stati utilizzati solo 50, secondo i contatori del GSE. Di questi 50, meno di dieci sono stati assegnati a lavori svolti da Enti Pubblici. 

Il Conto Termico 2.0, possiamo chiamarlo così, dovrebbe portare in dote 900 milioni di euro, di cui una parte significativa (circa 200 milioni) saranno destinati agli Enti Pubblici, perché possano ammodernare ed efficientare i loro edifici.

A metà 2015 è cominciata la scrittura del nuovo decreto, affinché lo si potesse approvare e finalizzare entro lo scorso dicembre. La novità (i 200 milioni per le PA) era di fondamentale importanza soprattutto per le Regioni, che ben sanno come sia imprescindibile l'aiuto di incentivi statali per pianificare politiche di interventi atti a migliorare l'efficienza energetica degli edifici, e non solo.

Lo scorso dicembre le Regioni avevano portato al tavolo della Conferenza Unificata una sostanziale approvazione del provvedimento con la richiesta, unitamente ad altre minori, di due modifiche: la prima sul monitoraggio in campo di un campione di sistemi in pompa di calore, operazione che sarebbe utile a dare un'idea del reale contributo che questa tecnologia può fornire ad un percorso di decarbonizzazione della società. La seconda in merito alle modalità di ottenimento della somma incentivante da parte delle Pubbliche Amministrazioni. Quest’ultima è di capitale importanza per il raggiungimento del successo della misura per le PA.

Insieme all'ANCI, le Regioni hanno anche richiesto di prevedere una parte consistente di anticipo delle somme dovute agli enti che facessero richiesta dell'incentivo. Questo per favorire l’applicazione di contratti EPC anche per interventi con tempi di ritorno non brevi. In questo modo sarebbe stato possibile per gli appaltatori creare bandi la cui base sarebbero state le cifre scaturite proprio dal Conto Termico 2.0. Le richieste erano indirizzati ai due Ministeri coinvolti nella trattativa: quello dell'Ambiente (MATT) e quello dello Sviluppo Economico (MISE). Se i tecnici dei primi hanno accettato di buon grado le richieste di ANCI e Regioni, ma lo stesso non si può dire di quelli del MISE, che hanno invece bocciato le proposte avanzate. Questo blocco ha fatto sì che il nuovo Conto Termico non vedesse la luce entro il 2015, e promette ulteriori ritardi. 

Già da gennaio, le Regioni ci riproveranno, cercando il tanto atteso accordo con il MISE. Se venisse fuori una norma ben scritta, sarebbe verosimile aspettarsi un impulso forte all'applicazione di misure di efficienza energetica nel paese. Oggi ancora più necessarie a valle degli esiti della COP21. Quasi un miliardo di euro di incentivi genererebbero una spinta consistente all'economia delle PMI della filiera energetica, con ricadute positive sull'occupazione e gli assetti sociali.

 

  • Per ogni punto percentuale in più di elettricità da rinnovabili il suo prezzo diminuisce di 2 €/MWh (Terna)